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Storia di un nome

La specie cui appartiene il mammut meridionale de L’Aquila, dal momento della sua istituzione ad oggi, ha cambiato più volte genere di riferimento e quindi nome scientifico:

Elephas meridionalis - negli anni ’50

Elephas meridionalis vestinus  sottospecie istituita nel 1972 per la mole maggiore, le difese più lunghe ed il cranio più sviluppato in altezza

Archidiskodon meridionalis vestinus - dal 1977 fino a metà degli anni ‘90

Mammuthus meridionalis vestinus - dopo il 1995

(Attualmente l’esistenza di una sottospecie “vestinus” è messa in dubbio da molti studiosi)

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Il mammut meridionale di Madonna della Strada nel corso degli anni, dal momento della sua scoperta ad oggi, ha cambiato molto spesso nome pur mantenendo la sua identità specifica:

nel 1954, al momento della sua scoperta, fu identificato come Elephas meridionalis;

nel 1972, Augusto Azzaroli, propose, in base ai caratteri anatomici dell’esemplare aquilano, la creazione di una sottospecie più evoluta Elephas meridionalis vestinus che si differenzierebbe dagli esemplari cospecifici del Valdarno in particolare per la mole maggiore, le difese più lunghe e il cranio più sviluppato in altezza e più corto in senso antero-posteriore;

nel 1977, sulla base delle differenze che distinguono il genere Elephas dai mammut e ritenendo che in questa linea evolutiva fossero presenti due generi (Archidiskodon più arcaico e Mammuthus più evoluto)  l’elefante de L’Aquila fu ascritto ad Archidiskodon, da cui la denominazione Ameridionalis vestinus;

a partire dagli anni’90 del secolo scorso, la maggior parte degli specialisti considerano quella dei mammut eurasiatici una sola linea evolutiva, riducendo Archidiskodon  al rango di sottogenere o non considerandolo valido. Da qui la denominazione Mammuthus meridionalis che pone l’elefante dell’Aquila nella stessa linea evolutiva dei più recenti Mammuthus trogontherii (steppe mammoth, mammut di steppa) e Mammuthus primigenius (wolly mammoth, mammut lanoso).

In questi ultimi anni dagli studiosi del settore sono stati avanzati molti dubbi sulla reale esistenza della sottospecie M. m. vestinus  visto che questa era basata soprattutto sulle caratteristiche del cranio dell’esemplare aquilano. Infatti il cranio al momento della scoperta era molto danneggiato e mancante di quasi tutta la parte superiore (regione fronto-parietale). A tal proposito l’intervento di restauro in corso è stato una buona occasione per chiarire i dubbi presenti in merito alla posizione tassonomica di questo esemplare (in corso di studio).