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Il Territorio

Nel settore più occidentale del bacino aquilano, che va da Scoppito fino a L’Aquila nord-ovest, vi sono numerosi giacimenti paleontologici esplorati scientificamente o nei quali sono stati fortuitamente recuperati resti di mammiferi fossili.

Le prime segnalazioni di resti fossili di elefante risalgono all’ottocento e riportano i rinvenimenti a Pagliare di Sassa, nelle vicinanze della chiesa di San Pietro.

Grazie all’importante opera di padre Saverio Maini, iniziata nel 1940 e proseguita da padre Gabriele Marini, molti sono stati i resti fossili recuperati sul territorio, parte dei quali conservati nel Museo di Scienze Naturali del Convento di San Giuliano all’Aquila, oggi chiuso a seguito dei danni causati dal terremoto del 6 Aprile 2009.

Il giacimento più importante è comunque il sito di Madonna della Strada di Scoppito.

Ad esso vanno aggiunti i siti scoperti più recentemente di Pile e di Pagliare di Sassa.

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Le prime segnalazioni si devono a Giambattista Brocchi nel 1818 e a T. Bonanni nel 1872 che riportano rinvenimenti di resti fossili di elefante a Pagliare di Sassa, nelle vicinanze della chiesa di San Pietro.

Una figura importante per la paleontologia del territorio aquilano è quella di Padre Saverio Maini, che nel 1940 iniziò la raccolta organica di tutti i reperti fossili casualmente scoperti in occasione di lavori agricoli, movimentazioni di terra e attività di cava. Il suo lavoro fu continuato da padre Gabriele Marini che espose parte dei reperti collezionati nel Museo di Scienze Naturali del Convento di San Giuliano all’Aquila, oggi chiuso a seguito dei danni causati dal terremoto dal 6 Aprile 2009.

A padre Marini si deve anche una monografia di sintesi sull’antico lago aquilano che ripropone anche i dati emersi con le ricerche sui giacimenti di lignite. Molte sono le località in cui padre Marini segnala e recupera resti fossili: Ponte Peschio (difese e molari di elefante e ippopotamo); presso la miniera di lignite di Genzano (resti di ippopotamo); Pagliare di Sassa (resti di elefante antico e ippopotamo antico); Civitatomassa (resti di bovide, equide, suide e ippopotamo antico); Coppito (femore di ippopotamo); Cese di Preturo (resti di ippopotamo antico); Scoppito presso la locale miniera di lignite (denti di cervide). Altri rinvenimenti, descritti nel 1965 da A.M. Maccagno, si sono avuti a Rocca Santo Stefano nel comune di Tornimparte (un femore di elefante meridionale) e presso Genzano, in località Colle Mancino (difesa, due molari superiori e coste pertinenti ad un elefante meridionale), conservati a Napoli presso il Museo di Paleontologia dell’Università degli Studi Federico II.

Infine per le altre aree del bacino aquilano vanno segnalati i siti di:

  • Sant’Eusanio Forconese da cui proviene, una difesa particolarmente lunga e robusta che appartiene ad un individuo adulto di elefante antico, conservata nel Museo di Scienze Naturali di San Giuliano e un frammento di tibia di elefante.
  • Al territorio di San Demetrio ne’Vestini sono attribuiti due molari giovanili conservati, fino alla fine dell′800, presso il Gabinetto di Scienze dell’Istituto tecnico di Chieti. Di questi reperti da tempo dispersi, rimane oggi solo la testimonianza fotografica in appendice ad una pubblicazione di G. D’Erasmo. Da questa, dalle caratteristiche della matrice che riveste il reperto, insieme alle descrizioni fornite dal D’Erasmo stesso, è probabile che si tratti di molari pertinenti al mammut di steppa, Mammuthus trogontherii.

Il giacimento più importante è comunque il sito di Madonna della Strada di Scoppito dove nel 1954 fu rinvenuto lo scheletro quasi intero di Mammuthus meridionalis vestinus associato a resti di un rinoceronte di piccola taglia (Stephanorinus hundheimensis), di ippopotamo (Hippopotamus antiquus) e di un grande cervo, ad esso vanno aggiunti i siti scoperti più recentemente di Pile e di Pagliare di Sassa.

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