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Il Mammut

Lo scheletro di Mammuthus meridionalis “vestinus”rinvenuto nel 1954 in località Madonna della Strada nel comune di Scoppito, a circa 15 chilometri da L’Aquila è esposto dal 1960 nel bastione Est del Forte Spagnolo. Datato a circa un milione e trecentomila anni fa (Pleistocene inferiore), rappresenta uno fra gli esemplari più completi rinvenuti in Europa. Le sue caratteristiche, come in una carta d’identità, sono di seguito elencate.

Specie: Mammuthus meridionalis “vestinus”

Sesso: maschio

Età: 50-55 anni

Peso: 10 tonnellate circa

Altezza: 4 metri al garrese

Lunghezza: 7 metri dalla punta della difesa all’estremità della coda

Datazione: 1.300.000 anni fa

Segno di riconoscimento: mancante della difesa (zanna) sinistra

 

Mammut cut_

 

Il nuovo studio morfo-biometrico, con approcci scientifici moderni, potrà chiarire la posizione tassonomica (confermare o meno la sottospecie “vestinus”) e definire le caratteristiche fisiche quali età, statura, peso corporeo in vita e dieta preferenziale. Per il momento ci piace ancora utilizzare la descrizione dell’animale vivente che Angiola Maria Maccagno ci ha lasciato basandosi sullo studio dello scheletro fossile e sull’anatomia e il portamento degli elefanti asiatici ed africani che vivevano nel Giardino Zoologico di Roma.

(da A. M. MACCAGNO, L’Elephas meridionalis Nesti di Contrada «Madonna della Strada», Scoppito (L’Aquila), Napoli, 1962, pp. 107-109).

Gli studi morfo-biometrici sono stati condotti dalla Sapienza Università di Roma: prof.ssa Maria Rita Palombo e dr.ssa Federica Marano.

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«L’esemplare appare imponente per mole e per muscolatura; i grandi premascellari offrono appoggio per una larga proboscide. Il profilo, a partire dalla faccia fino all’estremità posteriore del dorso, a causa del pronunciato prognatismo facciale, della proiezione indietro della fronte e del forte sviluppo delle prime dorsali, descrive una linea abbastanza continua che sale gradualmente al vertice del capo e ne scende altrettanto gradualmente verso la coda.

La potenza dell’arto posteriore e la leggera salienza della regione lombo-sacrale, il piede forte ma agile, dato l’altro grado di digitigradia, e la distribuzione del peso che ancora insiste su tutti i radii, dovevano rendere sicuro il passo dell’animale anche in terreno scosceso.

Nella ricostruzione frontale la testa appare regolarmente emisferica, inquadrata nell’arco minaccioso delle difese, che, non avendo raggiunto l’estrema curva che sarà tipica dei rappresentanti di steppa, dovevano essere ancora un potente mezzo di offesa e di difesa e un funzionale strumento di lavoro.

Il petto, per la posizione quasi verticale delle scapole, appare alquanto stretto, il che dà all’animale una certa somiglianza con gli elefanti indiani attuali. L’insieme offre l’aspetto di un animale a vita di relazione molto vivace,capace di rapidi spostamenti, certamente indiscusso dominatore della regione in cui abitava».