Antichi ambienti

Il bacino aquilano rappresenta una delle più estese depressioni di origine tettonica presenti all’interno dell’Appennino centrale abruzzese.

Il bacino è orientato in direzione nord ovest – sud est, come le catene montuose che lo bordano ad occidente e ad oriente: cioè i gruppi del Gran Sasso, del Velino Sirente e le propaggini orientali dei Monti Retini. Il bacino è drenato dalla valle del Fiume Aterno cui affluiscono, tra i maggiori, il torrente Genzano, il torrente Raio, il torrente Raiale.

L’assetto attuale del bacino si è definito nel Quaternario, ossia nel corso degli ultimi 2,6 milioni di anni. Durante le sue prime fasi di evoluzione esso costituiva un bacino chiuso nella cerchia dei monti della catena appenninica, occupato per quasi tutta la sua estensione da un grande lago che andava, da Cagnano Amiterno fino a Goriano Sicoli (ramo occidentale) e alla piana di Navelli fino a San Benedetto in Perillis (ramo orientale).

Il particolare contesto ecologico e climatico, determinato dalla presenza del lago, favorì il popolamento faunistico di elefanti, rinoceronti, ippopotami, grandi cervi ed altri animali che successivamente si sono estinti. Analogamente era presente una rigogliosa flora arborea e non arborea molto diversa da quella attuale. Della fauna che frequentava le rive del lago sono stati trovati in diverse località numerosi resti fossili, fra tutti il più noto è proprio lo scheletro di Mammuthus meridionalis, rinvenuto nel 1954 nel comune di Scoppito.

Bacino aquilano

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