Il Restauro

L’intervento di restauro ha preso il via a fine ottobre del 2013 con le operazioni preliminari di pulitura degli elementi ossei, rimozione dello spesso strato di sporco depostosi negli anni, con la mappatura dello stato di conservazione e le indagini diagnostiche.

A distanza di circa ventitre anni dall’ultimo intervento di restauro, lo scheletro presentava molte lesioni lungo le ossa più fragili, in prossimità di particolari punti di contatto tra la struttura metallica e lo scheletro, e in prossimità di punti di contatto tra le ossa: probabile conseguenza dell’effetto del sisma. Il tessuto osseo appariva in alcuni elementi particolarmente degradato e fragile, era necessario dunque un intervento di restauro conservativo.

Durante il secondo restauro, terminato all’inizio degli anni ’90, era stata fatta una scelta operativa, in uso in quegli anni, di trattare le parti ricostruite dello scheletro, corrispondenti a circa un terzo della superficie totale, con uno strato di pittura uniforme che contrastava fortemente con la colorazione variegata propria delle ossa fossili. Si è quindi delineata l’occasione di poter intervenire anche sull’aspetto estetico: restituire allo scheletro un’ armonia tra parti originali e parti ricostruite, sia pur mantenendole ben distinguibili tra loro.

Smontaggio e pulitura

Dopo la pulitura preliminare e la parziale rimozione della pittura color avana, che ricopriva le porzioni ricostruite, è stato necessario procedere allo smontaggio dello scheletro. Questa operazione è stata suddivisa in tre fasi: la prima, ha interessato mandibola, costole e vertebre, la seconda le scapole e gli arti, la terza, quella più delicata il cranio, il bacino e il sacro. Gli elementi più grandi hanno necessitato, per le loro dimensioni e fragilità, di supporti particolari realizzati su misura, al fine di limitare i rischi legati alla movimentazione e successivi interventi conservativi.

I reperti ossei dopo la documentazione fotografica e la schedatura sono stati ricoverati in appositi ripiani e tavoli posti lungo le pareti della sala del bastione, trasformata in un funzionale cantiere di restauro. Oltre ai tavoli di lavoro sono state approntate due vasche per i trattamenti con prodotti chimici, e più sistemi d’aspirazione e filtraggio dell’aria, indispensabili per la sicurezza dell’ambiente e degli operatori.

L’adeguamento del cantiere ha permesso di completare la pulitura degli elementi, questa volta intervenendo sull’osso stesso, ossia rimuovendo la pellicola protettiva di rivestimento. Si è proceduto con impacchi di acetone e pennellatura per le ossa più grandi, bagni controllati di 1 – 2 minuti per le altre. Alla fine del trattamento le ossa vengono messe ad asciugare su un’apposita griglia.

Si è passati poi all’asportazione dello stucco che ricopriva parte dell’osso e si sono messe in evidenza le superfici di contatto tra le porzioni ricostruite e quelle originali. Per queste operazioni di rifinitura si è operato sia con strumenti meccanici (bisturi e specilli) sia con un sistema aereoabrasivo di precisione (microsabbiatrice) che, utilizzando un inerte molto tenero, asporta evidenti residui di impasto, e restituisce all’osso il suo colore originale.

Al termine della pulitura, e dell’asportazione dello stucco che ricopriva talvolta porzioni importanti di ossa integre, sono state messe allo scoperto tutte le fragilità e in alcuni casi, come è stato per il cranio, sono state scoperte estese porzioni originali, morfologicamente modificate nella fase ricostruttiva. Le ossa hanno ritrovato il loro colore originale, scuritosi con il restauro precedente per l’applicazione di un velo di colore che copriva sia i residui di impasto che la stessa superficie dell’osso.

Preconsolidamento e consolidamento

Lo stato di conservazione dello scheletro si differenzia per tipologie di elementi ossei: le vertebre ad esempio sono costituite prevalentemente da tessuto osseo spugnoso, sono più fragili, e presentano numerose fratture, probabilmente conseguenti anche all’effetto del sisma; gli arti, presentano un tessuto osseo più compatto, ed in passato hanno subito trattamenti invasivi ma molto efficaci, oggi quindi il loro stato di conservazione è discreto.

Per tutte è comunque necessario un’intervento di consolidamento, preceduto in alcuni casi (cranio, bacino e sacro) da un preconsolidamento effettuato per mezzo di impacchi e infiltrazioni con una soluzione consolidante.

La scelta dei prodotti da impiegare in questa fase è stata fatta sulla base dei risultati ottenuti con prove di laboratorio e analisi chimico–fisiche. Si è preferito una resina acrilica, diluita in acetato di butile, compatibile con i prodotti già utilizzati nei precedenti restauri, ma con una migliore caratteristica molecolare. Il consolidamento avviene con l’immersione, per un tempo variabile dalle due alle tre ore, a seconda dei vari elementi dello scheletro, in vasche contenenti la soluzione consolidante.

La soluzione penetra all’interno del tessuto spugnoso espellendo l’aria in esso contenuta, (bolle d’aria che risalgono in superficie). Al termine di questo processo le ossa vengono tirate fuori dalle vasche e messe ad asciugare in un luogo areato per circa 10-20 giorni.

Per gli elementi ossei più fragili e degradati si è intervenuti anche con il consolidamento strutturale: con incollaggio delle parti staccate ed infiltrazioni di resine veicolate nelle lesioni e lungo le fessurazioni per mezzo di iniezioni con siringhe.

Stuccatura e trattamento cromatico delle porzioni ricostruite

La stuccatura è stata effettuata per colmare le lacune e le discontinuità presenti sulla superficie delle ossa o per raccordare le parti ricostruite con l’osso originale. Alla stuccatura è seguita la fase di integrazione cromatica, ossia la colorazione delle parti ricostruite.

A differenza dunque di quanto effettuato con l’intervento di restauro degli anni ’80, dove fu utilizzato un trattamento cromatico con un colore neutro indistinto ed omogeneo per tutte le integrazioni, si è preferito creare un effetto cromatico simile a quello delle ossa, non percepibile da lontano, ma ben distinguibile da vicino, utilizzando la tecnica a spruzzo.

Rimontaggio dello scheletro

Con la fine di marzo si sono concluse le delicate operazioni di rimontaggio dell’esemplare ad eccezione delle estremità degli arti (mani e piedi). Per il rimontaggio di queste ultime si è scelto di eliminare il sistema non più utilizzato nelle esposizioni moderne, ovverosia di basi modellate in gesso, optando per nuovi supporti sottili in metallo.


Restauro anni ’50Restauro anni ’80

Il Restauro è stato completato e il mammut meridionale è tornato al suo splendore.

Il Restauro è stato eseguito dai restauratori E. Vinciguerra (capo cantiere), M. Montanari e I. Bellinello coadiuvati nelle fasi di smontaggio da A. Canton e D. Scordo della Ditta A.R. Arte e Restauro, Direttore Tecnico Giorgio Socrate. Ha collaborato con A.R. Paolo Reggiani, specialista restauro in paleontologia.
Particolari interventi tecnici di Salvatore Caramiello – Soprintendenza Archeologia dell’Abruzzo