Il restauro negli anni ’80

Alla fine degli anni ’80 a seguito  del distacco di alcuni frammenti dello scheletro e della presenza sulla pedana di legno di una “segatura” costituita dalla parte spugnosa delle ossa che si stava polverizzando, si rese indispensabile un secondo intervento di restauro, che iniziò alla fine del 1987 e si concluse a giugno del 1991. L’intervento fu effettuato parte sul posto, per le ossa del cranio e del bacino, e parte, per le restanti ossa, presso il Laboratorio di restauro del Museo di Geologia e Paleontologia dell’Università di Firenze.

II-esposizione

Seconda esposizione inaugurata nel Dicembre 1991

A conclusione dei lavori la relazione finale riporta quanto segue:

“Si è cominciato con la rimozione delle ossa più danneggiate che sono state ripulite dal mastice applicato nel primo intervento di restauro, poi immerse in grandi vasche contenenti soluzioni sempre più concentrate di un particolare consolidante (acetato di polivinile solubile in acido acetico, acetone, alcool). I singoli frammenti sono stati riattaccati tra loro utilizzando collanti reversibili, alcune parti mancanti o erroneamente ricostruite come la sinfisi mandibolare, sono state rifatte modellandole prima in argille facendo delle parti modellate in negativo e successivamente colando in questo uno speciale mastice per ricostruire il positivo. La zanna destra del peso di oltre 100 Kg. che presentava molte fratture e la parte prossima alla radice completamente staccata dal cranio, è stata rimossa con cautela con l’ausilio di paranchi e di una robusta rete di naylon per evitare ulteriori rotture. Dopo il restauro la zanna è stata duplicata utilizzando gomme al silicone per il negativo e resine epossidiche e poliuretano espanso per il positivo. La copia in resina del peso di soli 10 Kg. è stata collocata al posto dell’originale che si trova ora adagiato sulla pedana ai piedi dell’animale. Con questa operazione si sono potute eliminare le pesanti strutture metalliche che sostenevano l’originale rendendo così più suggestiva l’esposizione del reperto. La fase finale del restauro è stata quella di modificare la posizione degli arti che come si vede dalle vecchie foto che figuravano lo scheletro, erano stati montati in una posizione anatomica non corretta (quest’ultima operazione è stata effettuata in collaborazione con la ditta ICRA 1 dell’Aquila). L’animale restaurato e riposizionato è stato successivamente protetto da una struttura in acciaio e cristallo per evitare un contatto diretto tra le ossa dello scheletro ed il pubblico”.

(da A. Azzaroli e V. Borselli “Pannello didattico sul secondo  restauro e montaggio dell’elefante fossile rinvenuto presso l’Aquila” 1991).